Back in black

Back in black Ac/Dc

La storia del rock è piena di cosiddetti What if.
Uno dei miei preferiti è quello relativo all’ingresso di Brian Johnson negli Ac/Dc, che stavano cercando un degno sostituto per il compianto cantante Bon Scott. Ciò che convinse Brian a partecipare alle audizioni della band furono 350 sterline, che gli vennero offerte per andare a Londra e girare uno spot dell’aspirapolvere Hoover. Due piccioni con una fava e un viaggio unico, si disse. Le audizioni andarono come sapete e il primo disco in studio con lui alla voce fu nientepopodimeno che il secondo album più venduto di sempre al mondo.

Back in Black è rock, birra, sudore, divertimento, spensieratezza, adrenalina. Forse, e dico forse, il perfetto disco di rock classico.

Le campane di Hells Bells sono il preludio alla liturgia dei fratelli Young e in particolare al folletto Angus, che sembra trasportarci con la sua Gibson verso l’inferno (il pezzo è dedicato a Bon Scott). Cosa gli vuoi dire al rinforzo ritmico del fratello Malcolm? Al ritornello? Storia della musica.
Shoot to thrill dal vivo è una osmosi continua tra la band e le folle adoranti – provare per credere -, durante la quale la simbiosi terremotante prende le sembianze di un treno in corsa diretto verso la leggenda.
Non sto nella pelle per saltare alla traccia 6, LA TRACCIA UNSKIPPABLE PER ECCELLENZA.
Back in black prende alla gola all’istante con un riff hard blues pesantissimo, eseguito all’unisono fra chitarra ritmica e solista e il basso Fender di Cliff Williams. Il ritornello è reso semplicemente perfetto dal gracchiare di Brian, che eleva il concetto di manifesto rock alla sua massima espressione. Il risultato dell’equazione, al netto delle spiegazioni è:

X = +∞

nella quale la nostra X sono gli Ac/Dc e il simbolo dell’infinito assume la valenza di punto di arrivo verso la musica popolare.
Sì, perchè 52 milioni di copie vendute stanno lì a dimostrarlo.

Manca la canzone forse più conosciuta della band al grande pubblico, quella che unisce metallari e avventori dei locali di Milano Marittima: You shook me all night long.
Parla di una notte di amore sfrenato, un incontro malizioso e afrodisiaco tra questa misteriosa donna fatale e Brian Johnson. E come volete che sia il risultato della fusione tra due elementi della sacra triade “Sesso, ***** e rock ‘n roll”? Il singalong del ritornello è solo la cartina di tornasole dell’ennesima canzone perfetta, divertente, semplice e allo stesso tempo epocale.
Che ti ritrovi a cantare in fila alla posta, con il gatto sul divano, sotto la doccia o mentre prepari il risotto alla zucca.

Chi riduce gli Ac/dc al “Suonano tre note – Che palle il solito 4/4 di batteria – Tutte uguali”, ha preso in considerazione che la musica è anche emozione e pelle d’oca? Altrimenti, sarebbero tutti Meshuggah e Dream Theater – grandi band, per inciso -, perfetti e con meno anima.

Magari, avrebbero preferito Brian Johnson come rappresentante delle aspirapolveri Hoover.
E si sarebbero persi tonnellate di buona musica.

“Back in black, I hit the sack.

I’ve been too long, I’m glad to be back.

Yes, I’m let loose, from the noose.

That’s kept me hanging about,

I’ve been looking at the sky.

‘Cause it’s gettin’ me high,

Forget the hearse, ‘cause I never die.

I got nine lives, cat’s eyes.

Abusin’ every one of them and running wild”.



🤘Album: Back in black

🤘Gruppo: Ac/Dc

🤘Genere: Hard rock

🤘1980 – Prima stampa Ita

🤘Voto: 95/100

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
Filippo Bini

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