Black Sabbath, il marchio del Signore Oscuro

Black Sabbath

Benvenuti alla seconda puntata della rubrica “Chi ha inventato l’heavy metal?”.
I maestri Black Sabbath cercheranno di convincere l’audience che il bersaglio è stato centrato con il loro omonimo disco d’esordio.

1970. Registrato in due giorni e con un budget limitato a cinquecento sterline, il vinile è un frullato di elementi iconici, a partire dalla copertina, che sembra uscita da un film horror. La fotografia, infatti, raffigura una ragazza in posa lugubre davanti a un mulino nell’Oxfordshire.

L’album esordisce con un lunghissimo, tetro e lugubre suono di campana a lutto, che assorbe il primo minuto assieme a una pioggia di tuoni.
Il preludio è chiaro: la musica pesante non sarebbe più stata la stessa.
Dimenticate i testi allegri e spensierati: i quattro giovinastri della band (Iommi, Osbourne, Butler e Ward) parlano di sabba, diavoli e incubi e occhi aperti. E cosa dovrebbero parlare quattro sbandati cresciuti e birre, miseria e risse da strada?
Un riff tenebroso di chitarra si alterna alle campane, poi a un certo punto la batteria rallenta ed entra la voce sguaiata di Ozzy.

“What is this that stands before me.
Figure in black that points at me”.

Forse una delle opener migliori di sempre in ambito hard ‘n heavy.
Un Satana doom messo in musica.

The wizard introduce qualche elemento ritmico in più, in primis l’armonica suonata da Ozzy, e un riff appena più solare del primo brano.
Behind the wall of sleep a mio parere è in parte legata ai Led Zeppelin. Perchè? L’intro e il mid tempo hanno un sapore hard blues meraviglioso che rimanda ai fuoriclasse conterranei inglesi. Certo, Ozzy non è Robert Plant, ma nella musica dei Black Sabbath è semplicemente perfetto.

Arriviamo all’altro carico da undici. Il basso paludoso di Geezer Butler introduce N.I.B. (Nativity in black) e ci riconsegna nelle mani del Signore Oscuro.

Now I have you under my power.
Our love grows stronger now with ev’ry hour.
Look into my eyes you’ll see who I am.
My name is Lucifer, please take my hand.”

Canzone dall’incedere potentissimo che dal vivo esplode nelle casse dei palazzetti. Tutto è perfetto: la sezione ritmica, Ozzy e la chitarra di Iommi.

Basterebbero queste quattro perle a consegnare il vinile alla storia; e infatti nel lato B abbiamo sì ottimi brani, ma nessun altro picco.
Evil woman (cover dei Crow) viene impreziosita nella sua linearità da una linea di basso molto gradevole.
Sleeping village, a parte l’interludio iniziale di Ozzy, è una gradevole strumentale, quasi lisergica e onirica nella prima parte, decisamente metallica nella seconda.
Warning , con i suoi circa dieci minuti, rappresenta una prova tangibile del valore dei musicisti (Iommi su tutti).
Chiude la baracca Wicked world, che ci mostra un Ozzy sgraziato accompagnare i tre compagni di palco in un viaggio dal testo impegnato. Anche qui la chitarra rimanda ai virtuosismi dei Led Zeppelin.

Che dire? Impossibile rimanere impassibili e non trovare in Black Sabbath una cesura con il passato.
Concludo con una chiosa del tutto personale.
La terza scuola di pensiero è di fatto uno spin off della seconda e insegna che l’heavy metal non viene inventato da una band o in un singolo disco, bensì da un episodio.
Forse non tutti sanno che Tony Iommi a diciassette anni perse due falangi, quella del dito medio e quella dell’anulare della mano destra.
La sua resilienza fece sì che si costruisse da solo delle protesi per le parti di dita mancanti e ponesse gli accordi della chitarra tre semitoni più in basso per creare – parole sue –  «Un suono più pesante e grande» e decidesse pertanto di continuare a suonare da mancino.

Siete della prima scuola di pensiero (Judas Priest – Sad wings of destiny), della seconda (Black Sabbath con l’omonimo) o della terza (aneddoto di Iommi)?

Vi aspetto nei commenti e…Keep the metal flame alive!



🤘Album: Black sabbath

🤘Gruppo: Black sabbath

🤘Genere: Heavy metal

🤘1970, Prima stampa Uk

🤘Voto: sv

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
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