Quando nel 2019 gli Slayer annunciarono la chiusura dei battenti della loro attività, sono certo che a più di qualche vecchio cuore metallico sarà scesa qualche lacrimuccia. Ma dove ebbe inizio la loro gloriosa storia di alfieri e paladini del thrash estremo? Scopriamolo assieme.
1983. Mentre i Metallica debuttarono con il sempiterno Kill ‘em all, gli Slayer fecero irruzione nel metal non direttamente dal portone principale. Vuoi per l’artwork di copertina non da fedele della prima panca della chiesa durante la messa domenicale, vuoi per i testi pregni di clichè satanisti un po’ kitsch, il quartetto di Frisco (mi raccomando, a memoria la tabellina: Araya, King, Lombardo, Hanneman) stampa un vinile grezzo, seminale e pieno di influenze frammiste di hardcore/punk statunitense e classic heavy europeo.
I brani di Show no mercy?
Evil has no boundaries racchiude tutto ciò che all’epoca veniva considerato estremo: riff impastati e devastanti, urla belluine e basso fumoso di Araya, batteria pestata e pesante di Lombardo, solos cacofonici e velenosi a opera di Hanneman/King.
Il primo classico che ritroviamo è The antichrist e il titolo è già un biglietto da visita per l’inferno:
“I am the Antichrist,
It’s what I was meant to be.
Your God left me behind
and set my soul to be free”
Capito?
Gli schemi sono già chiari: Araya cesella odio sul basso, sguaina la spada degli acuti (a proposito: quanto è carismatico dietro al microfono?), Lombardo a 18 anni (!) pesta già fortissimo e i due axemen Hanneman/King macinano riff via via nel corso degli anni sempre più iconici.
Scorrono così: Die by the sword, Fight till death, Metal storm/ Face the Slayer, Tormentor, Final command, Crionics, Show no mercy. Tutte ottime, tutte marce, tutte cattive, ma che difficilmente troveranno spazio nei set futuri della band.
Quella che verrà sempre riproposta ad libitum è Black magic.
La canzone parte quasi in sordina, dentro una sorta di tappeto nebbioso ma allo stesso tempo malvagio. Sembra di essere in un qualche girone dantesco dei primi capitoli della Divina Commedia, fino all’ingresso della batteria e del tempo thrash che ne consegue.
“Cursed black magic night.
We’ve been struck down,
down in this Hell.
Spells surround me day and night”.
Black magic mi sembra il perfetto anello di congiunzione tra questo disco e il successivo (Hell awaits), nel quale la band caricherà a pallettoni la doppietta e inizierà la definitiva discesa negli ultimi cerchi dell’inferno.
Song stupenda, luciferina, velocissima nella seconda parte e sulfurea nella prima. Eppure, perfetta come passaporto degli Slayer.
Vogliamo trovare qualche difetto a questo disco? E va bene.
In primis, a mio parere sconta un’ingenuità figlia dell’opera prima, soprattutto a livello di liriche. Certi testi sono veramente adolescenziali.
Poi la produzione è troppo improntata sulle chitarre a danno della batteria. Nonostante questo, il giovanissimo Lombardo compie un lavoro sbalorditivo.
Aggiungo un giudizio personalissimo: manca la super hit, ma quelle arriveranno entro pochi anni.
Il seme del metal estremo ormai è stato piantato e germoglierà a breve.
E gli Slayer continueranno a coltivare il proprio appezzamento di terreno, crescendo di latifondo in latifondo.
Perché hanno dimostrato sin dal 1983 di non avere pietà per le mezze misure.
A occhio e croce (rovesciata), hanno vinto loro.
🤘Album: Show no mercy
🤘Gruppo: Slayer
🤘Genere: Thrash Metal
🤘1983, Prima stampa Usa
🤘Voto: 90/100



