Se un fuoriclasse del mondo degli sport collettivi, prendiamo una qualsiasi disciplina a caso, cambiasse squadra di club, statene certi che rimarrebbe un fuoriclasse.
O crack, o fenomeno, scegliete voi l’etichetta.
Nella musica succede la stessa cosa, pensate a Dave Mustaine (Metallica – Megadeth) oppure a Ozzy (Black Sabbath – solista).
Ecco, la medesima parabola successe alla persona che identifico nel power metal: Kai Hansen.
1990. Due anni prima, un terremoto di magnitudo 7.5 scala Richter aveva provocato la fuoriuscita di Hansen dagli Helloween. Il deus ex machina del power metal fondò nel giro di poco tempo un’altra band, destinata a conquistarsi una nicchia agguerrita di fan lungo gli anni novanta: i Gamma Ray.
Heading for tomorrow è il loro azzeccatissimo debut album.
Già dall’intro, Welcome, si percepisce l’adrenalina che sale.
E il primo pezzo vero e proprio, Lust for life, mostra il poker d’assi del vinile.
Un power frizzante, veloce, tecnico e potente allo stesso tempo, i cui riff di Hansen vengono corroborati dalla voce del maestoso Ralf Scheepers.
(Apro parentesi – il talentuosissimo singer tedesco è uno dei pochi che vagamente mi ricorda la potenza vocale di sua maestà Rob Halford – chiusa parentesi).
La canzone si snoda nei canoni del genere e i ritornelli si possono cantare a squarciagola; opener perfetta!
Come si prosegue? Con (forse) il più bel pezzo power degli anni novanta: Heaven can wait.
Un irresistibile giro di chitarra travolge le folle adoranti che bramano il suo alfiere:
“Heaven can wait,’til another day.
Cause there ain’t no reason to leave.
The world is a stage where we all can play.
Another fine reason to live,and heaven can wait, heaven can wait”.
Chiaro, no? E la parte strumentale ci ricorda come Hansen e soci, sezione ritmica compresa, siano stati tra i top di gamma nel genere.
Dopo la potente Space eater, che si fonda sul basso di Uwe Wessel e ancora su Scheepers, e che anticiperà le tematiche spaziali che faranno spesso da fil rouge dei Rayz, arriva la scanzonata e riuscita Money.
Poi si inizia a sentire un forte odore di Queen. Sta arrivando la ballatona The silence e qui voglio spendere ancora due parole per il Kai Hansen compositore.
Trovatemi un altro musicista in grado di farci compiere: scapocciamenti, air guitar, pogo, emozioni.
Sì, perché la canzone nella fattispecie è un calderone di vari generi con echi ai Queen, ma che poggia le sue radici nel grande albero del metallo.
Il break centrale è magniloquente, così come il cantato e la conclusione strappalacrime. Applausi.
Il lato b solca la medesima qualità soprattutto nei botti finali, preceduti dalla granitica Hold your ground.
Di quali botti sto parlando?
“Hey you, where do you go?
Heading for tomorrow!
Hey you, where do you go?
Heading for my life!”
Sto parlando della lunghissima suite che risponde al nome di Heading for tomorrow.
Senza timore la definisco come una delle più belle opere metal, senza per forza scomodare The rime of the ancient mariner o Dante’s inferno degli Iced Earth.
La suite dei Gamma Ray emoziona da cima a fondo, a partire dal testo futuristico fino a passare alla musica; c’è tutto: i riff, la velocità ragionata, il ritornello, gli assoli e la chiusura del cerchio.
Kai Hansen è riuscito a mettere in piedi un debut album che non azzardo a definire come il successore naturale dei due Keeper degli Helloween, di cui egli stesso era stato il principale compositore. Heading for tomorrow è forse un titolo introspettivo, tramite il quale egli stesso si augura di proiettarsi verso un futuro radioso nel mondo del metallo.
I fatti diranno che ci sarebbe riuscito, e personalmente non avrei avuto alcun dubbio.
🤘Album: Heading for tomorrow
🤘Gruppo: Gamma ray
🤘Genere: Power Metal
🤘1990, Prima stampa Europe
🤘Voto: 90/100



