Il Jazz dei Queen non si ferma adesso

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Ho sempre definito i Queen come una “eccezionale macchina da singoli”, pur riconoscendogli il personalissimo primato della più grande band di tutti i tempi. O, perlomeno, l’unica a mettere più o meno d’accordo il metallaro incallito e l’avventore del Cocoricò. L’album di cui vi voglio parlare oggi, Jazz, non sfugge a questa regola.

1978. Quali sono i singoli di cui parlavo prima, sfornati dalla band che si apprestava a chiudere alla grande i seventies e a cambiare le sonorità nel decennio successivo?

Are you gonna take me home tonight?
Oh, down beside that red firelight.
Are you gonna let it all hang out?
Fat bottomed girls,
you make the rockin’ world go ‘round”

Nella mia top ten della Regina, oggi Fat bottomed girls sarebbe oggetto di levate di scudi da ogni parte. Freddie & co. sfornano un testo che parla di formosità, ma non con intento sessista – parere mio -, ma con lo scopo di celebrare in maniera scanzonata talune forme giunoniche.
La musica? Un calderone riempito fino all’orlo di hard, glam e una spruzzata di pop. Sugli scudi alcune rullate di Taylor e la sezione ritmica (Mercury non lo nomino nemmeno, tanto varrebbe citare Maradona in ogni dove).

Lo scampanellio di 65 modelle nude vi dice qualcosa? Bicycle race racchiude in poco più di tre minuti lo scibile umano dei Queen di metà/fine anni settanta.

Gli iconici coretti.
La voglia di trasgredire.
La carica eccezionale.
I ritornelli clamorosi.
I cambi di tempo, che anticiparono le soluzioni di tante band.
I riff e gli assoli di Brian.
Freddie!

Alzi la mano chi sarebbe in grado di rimanere fermo davanti a:

I’m a rocket ship on my way to Mars on a collision course.
I am a satellite, I’m out of control.
I’m a sex machine ready to reload like an atom bomb,
about to whoa-oh, whoa-oh, oh, explode!”

Nessuno, vero? Tutti in brodo di giuggiole assieme al sottoscritto mentre ascolta Don’t stop me now?
Allora entriamo di prepotenza e alla velocità della luce in questo turbinio di emozioni scanzonate.
Un assalto di vocalizzi angelici, ottovolanti di basso, cori che entrano in ogni dove e un assolo straordinario di uno dei chitarristi più riconoscibili di tutti i tempi: sir Brian May.

Tolte queste tre gemme, Jazz risulta un vinile discontinuo e variegato. Intendiamoci, anche in una flatulenza di Mercury, May, Deacon e Taylor potrebbe nascondersi una stilla di classe.
Si elevano dalla media Let me entertain you e la conclusiva More of that jazz.

I Queen di quegli anni marchiarono a fuoco la musica mondiale e cristallizzarono il loro successo nel successivo Live killers, per poi cambiare registro sonoro nei famigerati – e problematici – anni ottanta.

Nel frattempo, mentre scrivo queste poche righe, riascolto Don’t stop me now e credo di non avere per niente voglia di fermarmi nel riascoltare la loro arte.


W la Regina!



🤘Album: Jazz

🤘Artista: Queen

🤘Genere: Rock

🤘1978, Prima stampa Ita

🤘Voto: 84/100

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
Filippo Bini

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