In rock, la metamorfosi dei Deep Purple

In rock Deep Purple

La metamorfosi. Non sto parlando del libro di Kafka, ma della sensazione di stupore che (immagino) si sia trovato a dover affrontare un fan dei Deep Purple nel 1970.
Più avanti capiremo il perchè di questo paragone.

1970. I Deep Purple diedero il benvenuto ai nuovi arrivati Ian Gillan e Roger Glover e andarono a formare uno dei quintetti (forse il quintetto) più famosi della storia della musica pesante: la cosiddetta versione denominata “Mark II”. Il cambio dell’armadio scolpì nella pietra, come la copertina del vinile, lo status dei Purple come pionieri e portabandiera dell’hard rock.
Assieme ai Led Zeppelin e ai Black Sabbath, così non scontento nessuno.

Un roboante frastuono distorto irrompe nelle casse: è Speed King, la tiratissima opener dell’album; sembra quasi una jam session tra musicisti virtuosi, poi parte l’organo di Lord, e quella che sembrava un’accozzaglia di suoni prende una forma meravigliosa. Messi da parte la psichedelia e il progressive dei primi dischi (belli, ma non eccezionali), i Purple sciorinano un hard rock condito da barocchismi eccezionali e impreziosito dall’ugola di Gillan. Il testo, che prende spunto da Elvis Presley (citata “Tuttifrutti”), ci porta in una notte sfrenata e piena di divertimento giovanile.
Bloodsucker, blues rock sporco e graffiante, doppia la produzione contemporanea di Sabbath e Zeppelin e ci consegna una band che preme sull’acceleratore, ma sa anche alternare assoli incrociati chitarra/hammond. Lord e Blackmore si dimostrano (e dimostreranno) fenomeni assoluti.

Ora mi rivolgo a chi non conosce Child in time: non chiedo l’autopunizione con il cilicio, ma almeno ascoltatela e ditemi se conoscete almeno cinque hard ballad più belle.
Tre sono le parti che la compongono, come le grandi suite classiche, rock e metal:

– La prima è tutto sommato semplice nel suo incedere di organo, fino a sfociare negli acuti di Gillan, che diventeranno un’icona del metal classico negli anni a venire.
– La seconda è una cavalcata strumentale che non vorresti finisse mai. I quattro strumentisti si fondono lisergicamente in un orgasmo con pochi eguali nella storia del rock.
– La terza è una sostanziale unione delle prime due, col tripudio finale che trova pace solo nella coda strumentale.
I testi? Guerra (maledetta) del Vietnam, a memoria la prima – e ultima – volta che i Purple si impegnano in un tema così fortemente polarizzante. A riprova che Child in time ha un passo diverso anche nelle liriche.

Il lato B del platter mantiene caratteristiche spiccatamente hard e si apre alla grande con Flight of the rat, che assegna a ognuno dei componenti il giusto spazio per sfoggiare tutta la loro classe.
Into the fire è cadenzata e molto pesante per l’epoca e a mio modo di vedere rimanda a qualche eco sabbathiano.
Living wreck scivola via molto piacevolmente come un whisky torbato e graffia via la patina di scetticismo che qualche sprovveduto dell’epoca faceva aleggiare attorno alla band.
A proposito: un certo Bruce Dickinson – e qui il cilicio è d’obbligo per chi non lo conosce – ha sempre detto di ispirarsi agli acuti di Ian Gillan, la cui voce si esalta ancora in Living wreck.

Il volume altissimo di Hard lovin’ man ben si sposa con le liriche dell’ultima canzone di In rock. Il brano sembra incedere in virtuosismi sperimentali e psichedelici, ma poi irrompe la furia degli strumenti e spazza via tutto quanto.

Menzione speciale per la splendida copertina, che riprende i visi dei componenti della band e li raffigura come scolpiti nella roccia, imitando la famosa opera sul monte Rushmore (South Dakota).

Classe, irruenza, tecnica, talento e creatività. Ognuno dei cinque componenti dei Deep Purple ne era (è) dotato in maniera abbacinante. Ma se prima dell’ingresso di Gillan e di Glover la band proponeva un rock con rimandi blueseggianti e psichedelici, ora nella Ferrari i cavalli sono aumentati a dismisura.

Si può parlare o no di metamorfosi? Oppure la mia è una dichiarazione kafkiana?
Let me know!


“Sweet child in time, you’ll see the line.
Line that’s drawn between good and bad”

🤘Album: In rock

🤘Gruppo: Deep Purple

🤘Genere: Hard Rock

🤘1970, Prima stampa Ita

🤘Voto: 90/100

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
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