Iron Maiden: Patavium capta est!

Iron Maiden Padova

Esistono concerti trascurabili e concerti che ti deludono.
Esistono spettacoli validi per i quali sei contento di pagare il prezzo del biglietto.
Esistono eventi memorabili e che ti porti nel cuore.
E infine arriva quel concerto che almeno una volta nella vita va vissuto.
Se mi conoscete, sapete di cosa sto parlando e ne avrete conferma scorrendo le prossime righe.

Gli Iron Maiden mettono d’accordo tutti, anche sul modus operandi del cosiddetto pre partita: vuoi non stappare qualche birretta con gli amici?
Io e mia moglie ringraziamo Antonio per l’organizzazione ribattezzata “Filini”, che, a dispetto del nome, si è rivelata impeccabile nelle due splendide ore passate in sua compagnia e assieme a Loris, Valerio e agli altri ragazzi di Lanciano.
Dopo una scorribanda tra i terreni antistanti lo stadio Euganeo per seguire il percorso pedonale, arriviamo nel nostro settore, il Prato 1. Mentre cerco per terra il mio rene dilapidato per l’acquisto del prezioso tagliando, abbraccio e saluto amici vecchi e nuovi e inizio a entrare in clima Maiden.
Come suonerà Dawson? Le premesse non erano buone. Chi mi aspettavo al top era sua maestà Bruce Dickinson e le testimonianze dei miei inviati all’estero rimbombavano come una sentenza: il nostro frontman canta divinamente.
Ma gli Avatar, scelti come opener della giornata, mi distolgono dai pensieri: è tempo di cominciare.

La band svedese propone un miscuglio arroventato di death melodico, arricchito con alcuni passaggi groove metal e da qualche farcitura hard rock. Il face painting e l’atmosfera circense ricordano il pagliaccio It di Stephen King e Alice Cooper.
I dubbi sull’accoglienza da parte del pubblico Maiden, notoriamente selettivo e intransigente, vengono dissolti sin dalle prime note di Dance devil dance. Il frontman Eckerström mostra sin da subito il suo growl potente (somiglia vagamente a Randy Blythe dei Lamb of God) e intrattiene la folla, ma spesso tira fuori dal suo bagaglio alcuni eccellenti acuti tendenti al power. Veramente un cavallo di razza.
I musicisti della band suonano potenti e rocciosi e, anche visivamente parlando, si muovono come professionisti navigati.
Tra un intermezzo simpatico e un’alternanza tra pezzi melodici e altri più aggressivi, il set degli svedesi scorre benissimo. In particolare, a mio parere, ha reso dal vivo la bellissima Smells like a freakshow. Un riffing diretto e senza fronzoli si lega alla strofa cantata mai in pulito e al ritornello di facile presa sul pubblico, che ha continuato a gradire.
Gli Avatar si congedano alla grande con Hail the apocalypse e con l’annuncio che torneranno dal vivo in Italia, presso l’Alcatraz di Milano, a marzo 2026.
L’impressione è che alcuni dei presenti a Padova li andranno a vedere.

Promossi con voti alti.


Setlist Avatar


Dance devil dance

Let it burn

In the airwaves

Bloody angel

The dirt I’m buried in

Captain Goat

Smells like a freakshow

Hail the apocalypse

Lo stadio ora è pieno in ogni ordine di posto e si sta per consumare il consueto rito orgiastico con la band di Steve Harris, che porta in tour il compleanno dei 50 anni di carriera.
Non voglio toccare nemmeno con un dito la polemica della scaletta che quasi tutti i presenti conoscevano a memoria. Sappiamo che Harris non segue altro che la sua volontà e questa è stata spesso la fortuna della band, fondata nel 1975 e che per la prima volta tocca i 40.000 spettatori in Italia. Dicevamo di una scaletta infarcita di soli classici, dall’album omonimo d’esordio fino a Fear of the dark (escludendo il solo No prayer for the dying).
Se siete arrivati fino a questo punto e cercate una prosecuzione di report con la mente lucida, sappiate che non sarà così. Sta per arrivare Doctor doctor ed è tempo di preparare i fazzoletti, perchè da qui in avanti ci sarà da commuoversi.

La novità di questo tour sono i ledwall (splendidi), che introducono una sorta di storyline per le strade buie e rozze delle periferie di Londra e inquadrano il pub Cart & Horses, da dove tutto ebbe inizio.
E qui la band attacca con Murders in the Rue Morgue!
Dawson esegue la rullata di apertura al suo meglio e di qui in avanti la band, che appare decisamente in palla, sprigiona come un sortilegio sull’Euganeo.
Wratchild, Killers (ripescata dopo parecchi anni di assenza) e Phantom of the opera chiudono il set dedicato al periodo dei primi due album.
E Dickinson? Andrebbe clonato. Chi vi parla, li ha visti undici volte e il suo stato vocale è assurdamente alto.
Considerata l’età e i chilometri sul groppone, gli Iron Maiden sono una spanna sopra tutti. Vedere Smith impugnare la sua Lado come negli anni ottanta, assieme a Harris che ti mitraglia con il basso, valgono da soli il biglietto e il sacrificio per la trasferta.
C’è chi ha stile e poi ci sono i Maiden.

Va detto che qualche errore c’è stato (Dawson), ma sentire in successione The number of the beast, The clairvoyant e Powerslave (con il ledwall a tema Eddie egiziano) vale un intero concerto.
Ora fate un respiro e prendete i fazzoletti di cui vi parlavo, perché:

This is what not to do, if a bird shits on you!”

Il pontefice laico Dickinson ci racconta The rime of the ancient mariner e della sciagurata spedizione di una nave, sulla quale un vecchio marinaio uccide un albatros e si attira un potente maleficio che sarà fatale per tutto l’equipaggio.
La resa della band è teatrale, potente ed evocativa e sembra di essere assieme a loro in mare aperto. Bellissima la resa visiva dei ledwall a tema.
Nemmeno il tempo del sing along di Run to the hills che è già ora della seconda suite: Seventh son of a seventh son.
E qui il protagonista ritorna a essere un Bruce Dickinson in stato di grazia, che allunga il ritornello di trenta secondi come se fossimo su disco, e ci riporta nel 1988. Atmosfere oniriche e visionarie aleggiano sulla città di Sant’Antonio.
Se tralasciassimo gli eccessi dei soliti deficienti che hanno spinto alle spalle per raggiungere le prime file, potremmo parlare solo di un pubblico molto caldo e in stato adorante. Ok il pogo (altrimenti diamoci al pop), ma strattonare dei ragazzini per fregargli il posto in transenna anche no…
The trooper, Hallowed be thy name e Iron Maiden suggellano la fine della prima parte del cerimoniale.

Breve scambio di battute con mia moglie – contentissima – sulla dignitosa performance del sostituto di Nicko McBrain, che iniziano i bis.
Il discorso di Churchill introduce Aces high, opener del vinile Powerslave, e via di emozioni tra i cieli britannici e un Eddie in versione aviatore. Capitolo a parte per Dave Murray: è il suo tour! Secondo me, ha ritrovato quel tocco tipico dello shredder di classe.
Hai voglia di denigrare Fear of the dark… Quando sei davanti al palco inizi a saltellare e a ondeggiare il collo per paura di ritrovarti da solo, in piena notte e in mezzo al buio.
Chiude il rito la straordinaria Wasted years, la mia canzone maideniana preferita.

Quel concerto? Sì, lo è stato senza se e senza ma.
Perché loro sono gli Iron Maiden e continuano a giocare un campionato a parte e a dimostrare, sul campo, la loro superiorità.
Dedicated to Paul, thinking to Nicko and the whole Maiden family ❤️

“So understand!

Don’t waste your time always searching for those wasted years.

Face up, make your stand

realize you’re living in the golden years”.

Up the Irons!

Setlist Iron Maiden

Murders in the Rue Morgue

Wrathchild

Killers

Phantom of the Opera

The number of the Beast

The clairvoyant

Powerslave

2 Minutes to midnight

Rime of the ancient mariner

Run to the hills

Seventh son of a seventh son

The trooper

Hallowed be thy name

Iron Maiden

Bis
Churchill’s speech

Aces high

Fear of the dark

Wasted years

Condividi su:

Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
Filippo Bini

Ultimi post

kings-of-metal-manowar

Kings of metal

“Muscoli, mutandoni, spade d’acciaio, attitudine alla guerra per la quale andavano pazzi, Odino in ogni dove, anatemi verso i falsi metallari, doppia cassa e Valhalla

Fireball-Deep-Purple

La Fireball dei Deep Purple

L’adagio popolare “La classe non è acqua” ha origini antichissime e il destinatario del proverbio incarna distinzione e nobiltà; l’associazione con l’acqua deriva – pare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *