“Al mio segnale, scatenate l’inferno”.
Parole trasposte con immagini e sonoro da Massimo Decimo Meridio, detto Il Gladiatore, interpretato da un Russel Crowe in stato di grazia. Cosa c’entra con la recensione del vinile di cui voglio parlarvi oggi?
1985. Reduci da un LP grezzo e seminale (Show no mercy), ancorché già una dichiarazione di intenti, e da un EP – Haunting the chapel – con il quale alzano ancora il tiro, gli Slayer decidono di appropriarsi dello scettro di band più estrema del pianeta.
E lo fanno con un album terribilmente cattivo per l’epoca.
Nessuno suonava così veloce, potente, rabbioso.
Hell awaits, la title track, inizia con un lungo, sinistro sussurro che sembra provenire dal calderone di Satanasso:
“Sunioj. Sunioj. Sunioj…”
…che altro non è che l’invito Join us con la tecnica del reverse (“Seguici”). Un chiaro appello a scendere all’inferno con la band. Dopo un crescendo luciferino di poco meno di tre minuti – basso, chitarra e batteria thrash metal tout court -, Tom Araya inizia la discesa agli inferi e la band mostra una tecnica molto migliorata rispetto agli esordi. Ecco, secondo me Hell awaits rappresenta il biglietto – decidete voi se di andata o a/r – verso il metal estremo. La grancassa di Lombardo gronda sangue tanto quanto il clamoroso assolo di Hanneman o il lavoro in sinergia delle due asce.
Un pezzo clamoroso nella sua violenza.
Kill again prosegue l’inno di fuoco e fiamme accoltellando alle orecchie i nostri timpani, in un tripudio di furia per l’epoca inarrivabile. Mai fine a sé stessa, ma tanto tanto estrema.
“No apparent motive,
Just kill and kill again.
Survive my brutal thrashing.
I’ll hunt you till the end”.
Lo attraversiamo lo Stige assieme agli Slayer? Saliamo in barca? Pagato l’obolo a Caronte?
At dawn they sleep somiglia a una marcia militare, con il basso di Araya che scandisce il ritmo e ci catapulta nelle acque infernali del fiume dantesco.
Ritmo marziale, quadrato e maligno. Al minuto 2.51 una gradita sorpresa: rallentano i ritmi con un groove molto sabbathiano e ci troviamo bloccati in acque fetide, quasi paludose.
Ma il combo californiano sblocca la situazione e sferra un’accelerazione che manda la nostra barchetta ancora più a fondo e chiude in maniera brutale la canzone, con tutti e quattro i membri a pestare duro, come a ribadire che ci meritiamo l’inferno. Menzione particolare per la doppia cassa martellante di un già fenomenale Dave Lombardo.
Il lato B del platter?
– Praise of death e Necrophiliac sono una dichiarazione di aggressività ferina, che segue un riffing che sarà portato a compimento nel successivo album (il sempiterno Reign in blood). Chitarre di un semitono più basso della media docet.
– Crypts of eternity rallenta i bpm ma non il magma lavico di oppressione. Pezzo atipico, quasi heavy, ma oscuro e ben inserito nel loro martello pneumatico, quasi a volerci disinnescare ogni velleità di fuga.
– Hardening of the arteries getta lo scompiglio e ci catapulta nell’ultimo girone dantesco. Un groviglio di thrash metal primordiale, eppure tecnico e brutale. Serriamo la mascella e sentiamo il gancio degli Slayer arrivare dritto sul grugno. Non abbiamo scampo.
Concludo il racconto di Hell awaits con un parere personalissimo. Il vinile in questione non è il loro migliore lavoro, ma contiene i semi di tutte le branche del metal estremo che loro stessi dipaneranno in seguito e che migliaia di band sfrutteranno nelle decadi successive, Vi pare poco?
Detto questo, se volete, “Al mio segnale, scatenate l’inferno”.
Perché questa volta “Non usciremo a riveder le stelle”.
🤘Album: Hell awaits
🤘Gruppo: Slayer
🤘Genere: Thrash Metal
🤘1985, Prima stampa Usa
🤘Voto: 90/100



