Se a un fan della prima ora dei Litfiba (inteso come colui che aveva seguito la band sin dalle prime esibizioni, intervallate dalle prove nel mitico locale in via dei Bardi) avessero fatto ascoltare al buio il vinile Infinito, questi lo avrebbe bollato come un disco pop qualunque.
Se gli avessero detto di trovarsi al cospetto dell’ultimo lavoro in studio dei Litfiba, avrebbe chiamato direttamente il dott. Basaglia per vedere applicata la sua legge.
1999. La metamorfosi della band fiorentina si compie con l’ ultimo disco prima dello scioglimento. E già la prima canzone, Il mio corpo che cambia, suona come premonizione. Un pop allegro, frizzante e innocuo. La voce di Pelù mostra il lato ruffiano e easy listening, la chitarra non graffia, la batteria accompagna e basta, il basso a malapena pervenuto e la sensazione è quella di una heavy rotation su Studio Delta.
Pelù e Renzulli, le due anime traghettatrici della band, proseguono in un alternarsi di pezzi scanzonati e semplici. Sembra impossibile ascoltare Mascherina, Sexy dream e Canto di gioia e associarle a dei grandi compositori come Piero e Ghigo.
E per questo si mostrano irriconoscibili e quasi irritanti.
Ma…
A metà dell’ album, i Litfiba indossano il defibrillatore e rianimano per un attimo il paziente in stato comatoso.
Nuovi rampanti finalmente inietta un po’ di brio, con un ritornello più arioso e un testo meno banale. Denuncia sociale all’ acqua di rose, ma tant’è.
Arriviamo alla doppietta successiva con poche speranze.
Prendi in mano i tuoi anni è dedicata a Marco Pantani (❤️) e parla di un uomo che sfida il tempo.
“Ehi! Ma dove sei? Cosa aspetti allora?
Prendi in mano i tuoi anni,
il tempo non lo inganni.
E vai! Trova l’interruttore,
gioca la tua partita, non sarà mai finita”
Non male, ma ancora poco se porti al collo il pedigree della più grande rock italiana.
Dicevamo del defibrillatore; l’encefalogramma vede un bel sussulto durante Vivere il mio tempo.
Una ballad veramente ispirata, che (guarda caso) è stata riproposta anche nelle setlist post reunion.
Vivere il mio tempo è un viaggio psichedelico, con guarnizioni melodiche che fanno da spalla a rimandi elettronici e digitali.
Pop fatto molto bene e condito da un videoclip molto ben curato.
Ma l’elettroshock è già finito.
Il finale cammina pericolosamente sul piano inclinato della mediocrità.
Frank e Incantesimo sono troppo brutte per essere associate ai Litfiba, perciò non voglio infierire oltre.
Infinito rappresenta la conclusione di un arco narrativo eccezionale, che ha accompagnato la musica dei Litfiba per quasi vent’anni e che ne ha declinato due versioni differenti: quella new wave e quella rock. Mentre la prima non ha sbagliato un colpo, la seconda ha vissuto un finale in caduta libera. Se i prodromi c’erano già stati con Spirito e Mondi sommersi, di Infinito salvo solo un pezzo e la cura globale degli arrangiamenti.
A riprova che se una band è di classe, lo dimostra anche negli episodi meno riusciti.
Nonostante tutto…W Litfiba!
Basaglia questo ce lo dovrà concedere. O no?
🤘Album: Infinito
🤘Gruppo: Litfiba
🤘Genere: Pop/Rock
🤘1999, Prima stampa Ita
🤘Voto: 45



