Live report Judas Priest_2 luglio 2025

judas priest live report

Nel 1951 successero tanti avvenimenti in ambito internazionale.
I principali? Venne ratificato il Trattato di Parigi e il mondo vide lo scoppio della Guerra di Corea.
Rimanendo nel territorio nostrano, la Ferrari ottenne il suo primo successo in Formula Uno e, per la prima volta, andò in onda il Festival di Sanremo.
Ma la data da cerchiare in rosso sul calendario è il 25 agosto, nella città di Birmingham, quando vide la luce colui che rappresenta il motivo per cui il sottoscritto, in questo preciso momento, sta scrivendo un live report.
Sì, perché Rob Halford ha settantaquattro anni e ci ha appena mostrato cosa vuol dire cantare in maniera divina.

Facciamo un passo indietro, a partire dall’annuncio della tappa italiana, il 2 luglio in piazza Ariostea a Ferrara, del tour dei Judas Priest, ribattezzato Shield of Pain. I rumors erano stati chiari: la band avrebbe suonato larga parte del loro capolavoro immortale (per me il disco definitivo): Painkiller.
La trasferta questa volta è meno gravosa del solito e con i miei compagni di viaggio (mia moglie e due amici) arriviamo in Piazza Ariostea mentre sta terminando l’esibizione dei Warlord.
Ammetto che alla vigilia gravava in me una paura dannata, dopo che avevo letto della problematica a livello di suono durante l’esibizione degli Slipknot. Entriamo nel pit e subito inizia il concerto di Phil Campbell e dei suoi Bastard sons, con la paura che immediatamente viene scacciata: un più che discreto muro di suono e un onesto bilanciamento tra gli strumenti già dalle band di apertura.
Lo storico chitarrista dei Motörhead propone un set bilanciato tra il loro repertorio (un hard rock ipervitaminizzato e dal sound american oriented) e qualche cover della band che lo ha reso famoso.
Il pubblico, non molto numeroso, si anima durante Born to raise hell, Going to Brazil e l’immancabile Ace of Spades. L’impronta di Lemmy è ancora impressa nelle sabbie del tempo.
Giudizio? Bravi, d’altronde il manico di Campbell si sente, ma l’impressione è quella di un compitino ben eseguito e nulla più.

“Generals gathered in their masses,

just like witches at black masses.

Evil minds that plot destruction,

sorcerer of death’s construction”.

Vi dice niente War pigs dei Black Sabbath? Sì? Allora sapete già che stanno facendo l’ingresso sul palco gli dei dell’heavy metal.
E vi posso già dire che hanno sin da subito demolito le nostre orecchie.
Rob Halford & soci sciorinano sette classici in apertura, da All guns blazing a Night crawler, e lo fanno con una ferocia e una classe da spellarsi le mani.
Capitolo a parte per il Metal God: sta vivendo una terza giovinezza. Un fenomeno, un fuoriclasse assoluto che gioca uno scacco matto alla sua veneranda età e ci ricorda chi è colui con la maggiore estensione vocale. Il resto della band è un ingranaggio perfetto, ammaliante e di cristallina potenza, come i volumi di Piazza Ariostea.
La parte centrale del set è forse quella meno deflagrante della serata, con gli ottimi brani dell’ultimo album, Invincible shield, amalgamati assieme ad altri classici.
Ma arriviamo al dunque: come canterà Painkiller lo zio Rob? Eccezionalmente bene! L’ha resa quasi come su disco. Parliamo della canzone che consiglierei a chiunque si approccia al genere per la prima volta.
Ritmiche (Sneap), assoli (dio Faulkner), sezione ritmica (Hill-Travis) perfettamente oliate e che iniettano il clangore del metallo dentro le nostre viscere ormai provate.
Cosa manca all’appello?
Electric eye, resa alla velocità della luce (come del resto tutta la scaletta), Hell bent for leather (con Halford immancabilmente sulla moto) e Living after midnight chiudono un’ora e trentacinque di viaggio sulla DeLorean a partire dagli anni settanta.
Picco della serata? Se la giocano la luciferina A Touch of evil e la terremotante Between the hammer and the anvil.
Judas Priest leggendari, pressoché perfetti e paragonabili a una lectio magistralis di storia della musica.
Il rettore, classe 1951, non ha alcuna intenzione di abdicare e i detrattori se ne facciano una ragione.


Faster than a lazer bullet

Louder than an atom bomb

Chromium plated boiling metal

Brighter than a thousand suns!”



Setlist Judas Priest:

All Guns Blazing
Hell Patrol
You’ve Got Another Thing Comin’
Freewheel Burning
Breaking The Law
A Touch of Evil
Night Crawler
Solar Angels
Gates of Hell
Battle Hymn/One Shot at Glory
The Serpent and the King
Between the Hammer and the Anvil
Giants in the Sky
Painkiller
Bis:
The Hellion/Electric Eye
Hell Bent for Leather
Living After Midnight

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