Live report Savatage_24 giugno 2025

Savatage live report

Troppo spesso nel linguaggio comune si tende ad abusare della parola evento, descrivendo come tale alcuni avvenimenti o non abbastanza importanti o non sufficientemente rari.

Ma quando a fine 2024 i Savatage hanno annunciato il loro tour con relativa tappa italiana, non ho avuto dubbi: eravamo di fronte a un evento senza se e senza ma.

Il viaggio di avvicinamento a Milano si consuma tra discorsi musicali, nuove conoscenze, aspettative per il concerto e timore di arrivare in ritardo. E infatti, causa code in autostrada, io e i miei compagni di brigata entriamo nella venue – il sempiterno Alcatraz – solamente verso la fine della performance degli Induction.

Peccato, perché dopo aver preso posizione (e birra) sulle scale, riesco a godermi la loro proposta power fino all’osso. Voce altissima, doppia cassa martellante e guitar work affilato come un rasoio. D’altronde, quando la tua ascia principale è in mano a Tim Hansen (figlio di Kai Hansen, e se il nome vi lascia indifferente avete vinto un viaggio nella prigione del Monopoli), il risultato non può che essere più che valido.

Chiude il set l’infiammata Queen of light e mi lascia la sensazione sì di un già sentito (mi ricordano i Beast in black), ma tutto sommato anche di una piacevole sensazione in bocca.

Promossi come band di supporto.

Tempo di un cambio palco (e di un cambio birra per me) che la brama di Savatage fende l’aria bollente del locale, che nel frattempo – direbbe un bravo cronista – è stipato in ogni ordine di posto.

Certo, la notizia dell’assenza di Jon Oliva ha messo tristezza in tutti noi, ma la voglia di sentire dal vivo i pezzi che ha composto era tantissima.

E il momento arriva puntuale sulle note di The ocean, che introduce l’opener della serata, Welcome.

Vorrei che passasse con queste poche righe la sensazione di due ore quasi mistiche, al di là del mero esercizio stilistico tramite un track by track.

Una band fusa in un rituale simbiotico con tremila anime festanti ed emozionate. Mai avevo assistito a un sing along del genere, e anche il vocalist Zachary Stevens non ha perso occasione per ringraziare i presenti.

La band ha saccheggiato a piene mani l’album Wake of Magellan e lo ha fatto con un Caffery superlativo, a mio parere il mattatore della serata. Un virtuoso di classe delle sei corde, al pari del collega Al Pitrelli. Stiamo parlando di due chitarristi eccezionali, pur nelle loro diversità.

E la voce di Zach? Regge, regge. Mi pare ogni tanto di sentirci qualche somiglianza con John Bush degli Armored Saint (ed ex Anthrax) e questo è sicuramente un complimento.

Che dire della sezione ritmica Middleton-Plate? Una garanzia di rocciosità e di un profluvio di note precise e senza sbavature.

La serata scorre benissimo per la prima ora e mezza, in mezzo alle magniloquenti Sirens, This is the time e Handful of rain.

Ma è con Believe che si raggiunge il climax del rito liturgico. Chi non si è commosso nel vedere il video di Jon Oliva introdurre il brano con il suo pianoforte è ufficialmente una cattiva persona.
Un momento magico.

Poi la doppietta che aspettavo da quando ho acquistato il biglietto: Gutter ballet e, soprattutto, Edge of thorns. La sensazione è stata quella di una nebbiolina di gran classe che si è attaccata alla nostra pelle e ha contribuito a rizzarvi i peli.

Non esito a definirla la mia song preferita degli anni novanta e finalmente ho posto rimedio alla mancanza dal vivo. Enciclopedica, come l’esecuzione dal vivo dei Savatage.

Cosa potrebbe mancare all’appello nei bis? Sì, lo so che lo sapete: Hall of the Mountain king! Le mie due prime stampe in vinile del capolavoro del 1987 avranno goduto nel sentire dal vivo la “Madness reigns”. E di follia emotiva si è trattato.

Giunti alla fine del nostro viaggio, cosa rimane?
Note positive: vedi sopra.
Note negative? Poche e personali: la mancanza in setlist di When the crowds are gone e di estratti dal vinile Poets and madmen.

Ho visto più gente piangere dalle nove alle undici di sera del 24 giugno 2025 che in tutti i concerti a cui ho assistito in venti anni di onorata militanza a colpi di cuoio e borchie.

D’altronde, di evento si era parlato alla vigilia ed evento è stato fino in fondo.

“Balanced your dreams upon the edge of thorns.

But I don’t think about you anymore”.

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
Filippo Bini

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