Livin’ on a Bon Jovi prayer

Durante una serata con amici, durante la quale si conversava amabilmente di sport, cinema e musica, constatai (dopo qualche bicchiere e con un pizzico di presunzione) di essere nato nell’anno di rilascio di:

  • Master of puppets
  • Somewhere in time
  • Reign in blood
  • 17 re
  • Top gun
  • Il nome della rosa
  • Platoon

Il più lucido della compagnia mi ricordò che in quell’anno vide la luce anche Slippery when wet dei Bon Jovi, un caposaldo dell’hard rock (o hair metal, o glam rock, fate voi).

1986. Che frequentiate Ligabue o i Dimmu Borgir, almeno una volta nella vita vi sarà capitato di ascoltare:

💿 You give love a bad name – Il singolone che tutti i rocker di questo mondo vorrebbero comporre. Un fulgido esempio di sdoganamento del rock/metal alle masse, sorretto da un ritornello molto ruffiano (ma riuscitissimo) e da un assolo al fulmicotone dell’ottimo Sambora. Jon Bon Jovi si dimostra un signor cantante, anyway, e qui lo dimostra alla grande.

💿  Livin’ on a prayer – La canzone manifesto dei Bon Jovi nei secoli dei secoli. Le tematiche sociali dell’America più profonda, tanto care a Bruce Springsteen, si fondono con il rock da stadio e con il look pregno di ciuffi e di capelli cotonati. Il tutto condito con una spruzzata della tamarraggine tipica dei power group a stelle e strisce dei middle eighties. Tutto gira e funziona benissimo, tanto che viene voglia di riascoltarla.

💿  Wanted dead or alive – Power ballad a forti tinte western, dove tutto si incastra e si fonde in un quadro di cinque minuti, al cui interno tela, colori e crosta somigliano a un capolavoro impressionista. Struggente.

💿  Raise your hands – Sambora ancora sugli scudi, a colpi di riff e di assoli, ci trascina in un power rock quasi heavy. Il batterista Tico Torres pesta che è un piacere e ci ricorda che stiamo parlando di un gruppo che, all’occorrenza, accelera(va) che è un piacere. Altro highlight da stadio.

💿 Never say goodbye – Mega ballatona da fazzoletti, accendini e smartphone in bella vista. Oppure per momenti “appartati” in auto, vedete voi. La grandezza dei Bon Jovi sta forse proprio nella versatilità stilistica, che negli anni successivi diventerà una tendenza a riproporre sempre più ballad e sempre meno power songs. Peccato, perchè in Slippery when wet la band trova il perfetto punto di sintesi.

Trovate difetti particolari in questo album? Io, personalmente, no. Il rock alla sua massima potenzialità: divertire, senza scadere nella banalità.
Musicisti sopraffini e produzione eccezionale al servizio della massa.

Altrimenti, come si metterebbero d’accordo Ligabue e i Dimmu Borgir?

Imprescindibile.

“Shot through the heart and you’re to blame.
You give love a bad name (bad name).
I play my part and you play your game.
You give love a bad name (bad name).
Hey, you give love, a bad name”

🤘Album: Slippery when wet

🤘Gruppo: Bon Jovi

🤘Genere: Rock

🤘1986, Prima stampa Ita

🤘Voto: 90/100

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