La maturazione artistica che Dave Mustaine e i suoi Megadeth compirono in un solo anno dal debutto è impressionante; la band thrash a stelle e strisce prende l’argomento della guerra e ne fa quasi un concept, visto dal versante dei giochi di palazzo e degli intrecci di potere.
Nulla a che vedere con la guerra sviscerata dal lato delle carneficine sul campo (Slayer) e dei contraccolpi sulla mente umana (Metallica).
Ma gli effetti lirici e musicali furono parimenti degni di lode.
1986. Ennesimo parto rock/metal di quell’anno di grazia, il secondo album in studio dei Megadeth, Peace Sells… But Who’s Buying?, brilla sotto i riflettori del genio di Mustaine e dei tre musicisti clamorosi di cui si circonda.
Che siate alla ricerca di riff abrasivi, voci acidule e assoli al vetriolo, Wake up dead fa al caso vostro. Opener di altissimo livello, che mette in mostra tutto il talento del quartetto americano, alle prese con un brano thrash fino alle ossa. Dal vivo è favolosa.
The conjuring a mio parere mostra una cesura di qualità con il vinile di debutto, l’ottimo e acerbo allo stesso tempo Killing Is My Business…And Business Is Good!; la stesura dei brani si fa più complessa e curata, senza però perdere un’oncia della scarica di metallo che si porta appresso.
Aperta da un riff crepuscolare e doppiata poi dalla batteria e dal basso, ci guida al primo stop ‘n go che mette a dura prova gli headbangers.
“You’re welcome to our sanguinary sect of worship.
Feel at home in our black conventicle,
as we anathematize all those who oppose us”.
Chiaro il main theme del vinile? Dopo la prima strofa di Mustaine, segue un lungo assolo squisitamente thrash e dal sapore ottantiano. Secondo pezzo e secondo centro.
Introdotta dal celeberrimo giro di basso del fido scudiero David Ellefson – grande musicista -, l’incedere marziale di Peace sells irrompe sul proscenio e si mostra come uno dei quindici – venti pezzi del decennio, almeno in chiave musica pesante.
Il crescendo rossiniano del brano è lodevole e deflagra verso la fine, con il ritornello e l’assolo che sanciscono un highlight da consegnare ai posteri.
Il livello si mantiene altissimo anche se ascoltiamo la successiva Devil’s island, ruvida e pregna di assoli molto riusciti.
Forse risente della presenza di Mustaine con i Metallica, almeno il mio orecchio dice questo; Mustaine si dimostra peraltro un mostruoso chitarrista ritmico e un cantante che mette la sua voce acidula e luciferina al servizio della canzone.
Good mourning/ black friday mostra l’attitudine dei Megadeth a comporre pezzi anche cupi e pieni di arpeggi che ti ammaliano come un pitone, che poi ti stritola con le sue spire man mano che la canzone avanza.
Bad omen ricalca abbastanza l’intelaiatura del brano precedente, bella e malvagia senza essere troppo veloce.
Chiudono il platter la cover in chiave metal di Willie Dixon, I Ain’t Superstitious, e soprattutto My last words. Chiudere un vinile in questa maniera presuppone una perizia tecnica e una capacità di passare a fil di lama le nostre orecchie come pochi altri sapevano fare.
Abrasiva, demoniaca e potente come poche.
Menzione particolare per la chitarra di Chris Poland e per la batteria di Gar Samuelson, non due semplici comprimari del tiranno Mustaine, ma due signori musicisti che hanno apposto la loro qualità in maniera tale da elevare il livello dell’intero prodotto.
Non so se la pace dei Megadeth fosse in vendita e se qualcuno l’abbia comprata, di sicuro chi acquistò il vinile all’epoca fece un affare.
Con o senza sconto sul prezzo.
“Can you put a price on peace?
Peace,
Peace sells…,
Peace,
Peace sells…,
Peace sells…,but who’s buying?
Peace sells…,but who’s buying?”
🤘Album: Peace Sells… But Who’s Buying?
🤘Gruppo: Megadeth
🤘Genere: Thrash metal
🤘1986, Prima stampa Ita
🤘Voto: 90/100



