Chi ha inventato l’heavy metal?
Ci sono due scuole di pensiero, ognuna delle quali condivisibile: chi attribuisce la paternità ai Black Sabbath con l’omonimo album, oppure chi aggiudica i meriti ai Judas Priest con il presente Sad wings of destiny.
Al Prete di Giuda una parte dell’ardua sentenza…
1976. I Priest sembrano sin da subito un’altra band rispetto all’acerbo ma valido Rocka Rolla di due anni prima, e questo si fiuta già dalla copertina (stupenda), che raffigura un’immagine quasi da girone dantesco: un angelo che si inginocchia tristemente e che sembra quasi rassegnato di fronte allo scenario post apocalittico vergato di rosso fuoco.
Quasi come se sapesse a cosa saranno sottoposte le sue orecchie.
Devo constatare che l’opener Victim of changes spazza via ogni dubbio, perché siamo di fronte a uno dei più grandi brani proto-heavy di sempre. Che dire? Due solos, il primo a opera di KK Downing e il secondo vergato da Glenn Tipton, che faranno scuola nella chitarra metal per gli anni a venire, si amalgamano al cantato a tratti belluino, a tratti evocativo di Halford.
Ah, già, dimenticavo: nel frattempo i Judas Priest hanno tra l’altro messo nel motore sua maestà Rob Halford, il Metal God.
Canzone promossa con il massimo dei voti.
(P.s. Halford che grida “Victim of changes!” è ancora oggi dal vivo il mio attimo preferito del metal tutto).
The ripper fuga in meno di tre minuti ogni dubbio: i Judas Priest detteranno la via negli anni a venire. La canzone narra le gesta criminali di Jack lo squartatore (The ripper, appunto) e sembra di immergersi nella Londra ottocentesca, in una stradina buia, ammantata di nebbia e con le prostitute in ogni angolo.
“You’re in for surprise.
You’re in for a shock (ah)!
In London town streets,
when there’s darkness and fog (fog, fog, fog)”.
Liriche e musiche a tinte dark e misteriose, non per forza eccessivamente veloci, ne accompagnano lo sgorgare del sangue dalla sua lama. Affascinante come poche.
Dreamer deceiver e Deceiver mostrano un Halford mostruoso e una forte cesura rispetto ai primi due pezzi; entrambe intrigano per la discontinuità (un lento favoloso e una song quadrata e pesante) e per la prova vocale fuori scala. Avere il vecchio (allora giovane) Rob in squadra faceva (fa) la differenza che passa tra l’avere o no Maradona in squadra: un fenomeno all’interno di una squadra già ottima.
Prelude è una strumentale che precede, al termine dei circa due minuti di comunicazione pianoforte-basso, l’epica Tyrant.
Se prima eravamo di fronte a un proto-heavy, qui possiamo togliere il “proto”. Un riff acuminato come un cinque lame squassa i solchi del vinile e anticipa un brano assolutamente di livello.
La canzone narra nella fattispecie di un non meglio precisato tiranno che vessa la popolazione mediante ogni forma di angheria. Volendo fare un parallelo con le liriche, i Priest ricalcano la durezza delle parole con un concentrato di tutto quanto possibile: dal basso marziale del fido scudiero Ian Hill, alle rullate secche di Alan Moore, ai solos luciferini della coppia d’asce più famosa del metal (al pari di Murray/Smith), fino alla lacerante prova vocale di Halford.
Genocide non abbassa di molto il livello di eccellenza assoluta e si incastra prima della gemma Epitaph, che con i suoi evidenti richiami ai Queen (di cui Rob Halford è un grandissimo fan) precede il gran finale di Island of domination.
Anche qui i testi cupi e pesanti ben si sposano con le ritmiche acuminate e marziali, seppure meno heavy. A mancare qui è un assolo che faccia la differenza come in precedenza.
Eccoci al tanto atteso giudizio finale. Il vinile in questione è uno straordinario spaccato di heavy metal primigenio, suonato e cantato divinamente.
Ma basterà per acchiappare lo scettro del primo album heavy metal della storia?
Arrivederci a una delle puntate future, nel quale vi parlerò dell’album di esordio dei Black Sabbath.
Nel frattempo, vi aspetto nei commenti… P.s: lasciatemi dire che all’angelo della copertina sarebbe potuta andare molto peggio: ha appena goduto assieme a noi di un fottuto capolavoro di musica pesante.
“She doesn’t see me anymore.
Now change has come over her body,
she doesn’t see me anymore”.
🤘Album: Sad wings of destiny
🤘Gruppo: Judas Priest
🤘Genere: Heavy Metal
🤘1976, 1st press UK
🤘Voto: 90/100



