Stained class of Judas priest

Stained class Judas Priest

Faccio outing: ammetto di far parte di quella schiera di “priestiani” che fino a qualche anno fa snobbava la carriera seventies della band di Rob Halford. Ma questo non vuol dire che nella vita non si possa cambiare idea e ammettere di avere sbagliato.

1978. Il quarto album in studio dei Judas Priest è il punto di arrivo del processo di vitaminizzazione del loro sound heavy metal, sempre inteso come ante litteram. Stained class raccoglie i semi piantati due anni prima con Sad wings of destiny e ulteriormente innaffiati con Sin after sin, e li concima pienamente.

Exciter è a tutti gli effetti un pezzo che anticipa di qualche anno lo speed metal. Motivo? Velocità – per l’epoca supersoniche – grazie a riff assassini e doppia cassa della new entry Les Binks, e vocals altissime e luciferine del Metal God. Basta e avanza come opener di primissimo livello.
Fate copie e incolla per i vocalizzi di cui sopra, che impreziosiscono White Heat, Red Hot, dal ritmo più cadenzato e grondante di classe.

La bellissima cover degli Spooky Tooth, Better By You, Better Than Me, riesce nell’impresa di annichilire l’originale e di trasformare un buon rock psichedelico in una colata di heavy primigenio.
Pillola di storia: questo pezzo causò la convocazione a processo per i Judas Priest, a seguito dei tragici fatti legati al suicidio di due ragazzi dopo che ebbero ascoltato la canzone.
Secondo la tesi dell’accusa, i due sarebbero stati istigati dalla frase:

“Do It! Do It!”

A voi l’eventuale giudizio; siamo nel 1990 e i Priest vennero scagionati dall’infamante accusa; poi convogliarono la rabbia per i fatti di cui sopra chiudendosi in studio per scrivere le canzoni di Painkiller.

Torniamo al nostro vinile per nominare almeno un altro brano degno di lode: Beyond the realms of death, hard ballad costruita su di un arpeggio melodico e dipanata tramite un classico alternarsi strofa/ritornello. Le liriche parlano della depressione (in pochi nel 1978 ne avevano il coraggio) e l’andamento della canzone assume contorni quasi sabbathiani. Tutti i musicisti spiccano in quanto a personalità, a partire dalla coppia d’asce Tipton/Downing, che si dimostrano già molto oltre la media delle band coeve.
Parliamo senza ombra di dubbio di una delle più belle ballate metal di tutti i tempi.

Tutti gli altri pezzi di Stained class sono oltre la media, in particolare Saints in hell e Savage, nelle quali spicca il talento cristallino del singer inglese.
Altre due paroline su Rob Halford: inumano e fuori da ogni logica, per distacco l’essere umano più intonato che abbia mai ascoltato.
Unici piccoli nei del vinile? A mio parere, la mancanza di un altro pezzo come Exciter e Beyond the realms of death e la produzione asciutta come un terreno agricolo a metà luglio.

I Judas Priest (forse) sono gli unici a essere stati in grado di continuare a codificare le regole del gioco e al contempo non falsare il proprio essere, il proprio credo.
Quello per l’heavy metal.

Un merito indiscutibile e che va tributato solo ai più grandi.


“Yeah! I’ve left the world behind.
I’m safe here in my mind,
I’m free to speak with my own kind.
This is my life, this is my life
I’ll decide not you.”



🤘Album: Stained class

🤘Gruppo: Judas Priest

🤘Genere: Heavy Metal

🤘1978, 1st press UK

🤘Voto: 85/100

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
Filippo Bini

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