Tempo fa mi fu chiesto: “Quali sono le prime tre canzoni rock che ti vengono in mente?”.
– Facile -, risposi: “Smoke on the water, We will rock you e The final countdown”.
1986. Il mio anno di nascita partorì alcuni dei più grandi album della storia della musica pesante. Dal canto loro, gli Europe sbancarono ogni possibile chart mondiale, grazie a un disco che fu definito dagli oltranzisti dell’epoca come “sfacciato”, “patinato”, “ruffiano” e via dicendo. I cinque svedesi, infatti, furono accusati di passare dall’heavy metal duro e puro alle radio di tutto il mondo e tradire di fatto i fedelissimi della prima ora.
Ma ci sono almeno tre “però” grandi come una casa.
- Le canzoni sono eccezionali. Non mi dilungo sulla titletrack, basti pensare che la apprezzano anche le manguste e che basterebbero i soli arrangiamenti a fare impallidire intere discografie di rosiconi.
Rock the night è una hit da stadio favolosa, che riaffonda per un attimo le radici nel passato della band ed effettua una scorribanda all’arma bianca tra riffs affilati e taglienti. Eccezionale il coro anthemico, che coinvolge nella sua semplicità:“Rock now, rock the night,
Till early in the morning light.
Rock now, rock the night,
You’d better believe it’s right” - Joey Tempest e John Norum sono due musicisti clamorosi e nettamente sopra la media. Il primo, ancora oggi, tiene il palco e due ore di concerto con una voce calda e avvolgente. Norum è un chitarrista tanto virtuoso e tecnicamente preparato, quanto distinguibile tra mille. Quanti rockers possono dire la stessa cosa? P-O-C-H-I.
- Un po’ come fece il Black album dei Metallica qualche anno dopo, The final countdown ebbe il merito di sdoganare l’hard rock e di portarlo nelle case di milioni di persone. Non vi pare un merito non di poco conto?
Tra l’altro, qualche anno fa mi capitò di vedere gli Europe dal vivo e vi garantisco che hanno recuperato una verve metallica non da ridere; i loro pezzi, anche quelli più melodici (qualcuno ha detto Carrie?), acquisiscono un tiro e una solidità veramente convincenti.
Poco o pochissimo mi importa se nel 1986 gli Europe passarono dai rotocalchi della casalinga di Voghera e sull’Ariston di Sanremo. Quello che conta è che, una volta finito il soundcheck, spettinino la casalinga di cui sopra, che magari si aspettava la versione svedese dei Cugini di campagna.
Mica sono gli Slayer, che dovevano sempre fare la faccia da cattivi e tenere la barra oltranzista a dritta.
Nel rock, la sostanza è quello che conta.
E qui di ciccia da cuocere sulla graticola ce n’è sempre stata parecchia.
“It’s the final countdown,
We’re leavin’ together”.
🤘Album: The final countdown
🤘Gruppo: Europe
🤘Genere: Hard Rock
🤘1986, Prima stampa Europe
🤘Voto: 90/100



