Walls of Helloween

Walls of Jericho Helloween

Ci sono artisti – pochi – che si identificano con la band che hanno contribuito a fare grande.
Penso a Steve Harris per gli Iron Maiden, a Freddie Mercury per i Queen o a Dave Mustaine per i Megadeth.
Ma c’è anche un manipolo di artisti che ha saputo legare indissolubilmente il nome a un intero genere musicale.
Oggi vi parlerò di uno di questi, il grande Kai Hansen, e del suo ingresso sulle scene.

1985. Nel sottobosco delle band nate a metà degli anni ottanta, ce n’è sempre stata una che mi ha impressionato per quanto riguarda il debut album: gli Helloween.
Kai Hansen, Michael Weikath, Markus Grosskopf e Ingo Schwichtenberg (rip) prendono il meglio del metal inglese e lo suonano a velocità sostenutissime per l’epoca, senza perdere di vista il gusto per la melodia.
Nasce così Walls of Jericho, che li issa a portabandiera del neonato movimento power.

Faccio un doveroso salto all’indietro: qualche mese prima gli Helloween avevano prodotto un ep chiamato, appunto, Helloween, con all’interno cinque dichiarazioni d’intento: Starlight, Murdered, Warrior, Victim of fate e Cry for freedom. Tutte rasoiate al vetriolo che scarnificano la pelle come la lama di un serial killer; in particolare, Kai (che con gli anni nei Gamma Ray diventerà un ottimo cantante) se ne infischia della pulizia e ci grida in faccia che quattro ragazzi di Amburgo sono entrati a gamba teso nel panorama metal europeo.
Victim of Fate in particolare mi cattura per i cambi di tempo, gli assoli eccezionali (quanto è bravo Weikath) e la struttura già matura del brano.

Fly high, touch the sky!
Never know the reason why it ends.
Victim of fate”.

L’omonimo ep funge da prodromo per il long playing vero e proprio, che non poteva che esordire con delle trombe che fanno da apripista a Ride The Sky, uno dei classici immortali delle Zucche di Amburgo.
Un violentissimo riff, accompagnato dalla doppia cassa velocissima di Ingo, regge le fila della battaglia, aiutato dal basso pulsante e dagli assoli a mille all’ora.

Reptile e Guardians non si discostano molto dalla formula, segno che la band voleva piantare lo steccato ben saldo attorno ai loro classici stilemi. Iron Maiden e Judas Priest sono sempre presenti sullo sfondo, solo un po’ più grezzi e vitaminizzati.
In fondo, anche Phantoms of death (più articolata) e Metal invaders ricalcano le orme di uno speed metal senza troppi fronzoli, ma già ben rinvigorito in una forma mentis che spinge la canzone a essere non banale. Tutti i musicisti si mostrano di primissimo livello.

Verso la fine del disco, le composizioni si fanno più articolate e gettano i semi degli Helloween che verranno ( i due Keeper nascono nel lato b di Walls of Jericho a mio parere).

Gorgar mostra una visione più catchy del guitar working ed è l’apripista per il gran finale.

Heavy metal is the law, che potrebbe essere tranquillamente un tatuaggio per ogni metaller del pianeta, è un inno alla musica pesante.
“Heavy metal is the law that keeps us all united free.
A law that shatters earth and hell”.

Pugni al cielo e si va a insegnare come si compone una canzone del genere a venti anni. Dietro al microfono, Kai Hansen ce lo ricorda mentre snocciola riff acuminati come i migliori sanno fare.
Chiude il cerchio d’acciaio quel pezzo immenso che risponde al nome di How many tears.
Gli amanti degli stop ‘n go e dei cambi di tempo godono senza freni inibitori di fronte ai quattro tedeschi.
Ci sono tutti gli elementi per definire il finale dello spettacolo come perfetto.

A parte qualche eccezione, il vinile Walls of Jericho  è un diamante grezzo, con tutte le prerogative del caso.
Tutta la band è incredibile, ma è il giovanissimo Kai Hansen a rivelarsi un cantante al vetriolo e un riffmaker eccezionale.
Ha creato un genere che ancora oggi – tra Helloween e Gamma ray – porta fieramente avanti.
Credo che dobbiamo solo essergli grati.

Happy happy Helloween!



🤘Album: Walls of Jericho

🤘Gruppo: Helloween

🤘Genere: Power Metal

🤘1985, Prima stampa Germania

🤘Voto: 88/100

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Filippo Bini autore romanzi ambientati a Bologna
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